Provo sentimenti contrastanti nel leggere la dichiarazione di Francesco Pizzetti, presidente dell’Autorità garante della per la protezione dei dati personali, nella sua presentazione della Relazione sull’attività 2007. Sentimenti che rimbalzano fra l’indignazione sinistroide e il “uhm questo però ha ragione”.
l tema è delicato e universale, nonchè un evergreen, soprattutto di questi tempi: la Privacy. Fino a che punto si possono spingere i giornalisti, le aziende, i politici e anche i privati cittadini nell’esercitare il diritto di ficcare il naso negli affari degli altri?
La dichiarazione inizialmente mi è sembrata il solito intervento filogovernativo per giustificare con “autorevolezza” le magagne del governo, in questo caso, le restrizioni sulle intercettazioni per i magistrati e il divieto di pubblicazione per i giornalisti; però ( c’è sempre un però ) mi ritrovo assolutamente d’accordo con Pizzetti sui “Troppi processi mediatici, troppa commistione fra realtà e reality”. Secondo il Garante “questa non è informazione, non è trasparenza, non è un servizio che si fa all’opinione pubblica e alla democrazia. Non è giusto, in nome di una trasparenza che diventa prima di tutto spettacolo, e talvolta persino morbosità, invocare la legittimità di ogni invasione nella sfera più intima delle persone”.
In più ci mette in guardia: internet è un’enorme banca dati con scarsissima protezione; i nostri dati anagrafici, ma anche foto, video, immagini sono a disposizione di tutti, e noi possiamo esserne o meno consapevoli. Ho sentito dire che un tempo i Governi pagavano per avere a disposizione tali dati!
In particolare, giustamnete, ci mette in gardia contro i siti di social network come youtube e facebook.
Tutto ciò ci riporta ad un’altra questione, tanto bollente quanto attuale: impronte si impronte no?
A quanto pare propro oggi il governo ha deciso di prederle a “forfait” a tutti i residenti in Italia, italiani e non
, in modo da rendere politically correct il provvedimento del nostro caro ministro leghista sulla schedatura ai rom. Ma a che scopo?
In pratica si richiede l’impronta digitale dell’indice sulle nuove carte d’identità elettroniche, la cui validità viene prolungata fino a 10 anni. Quindi verrà creata l’ennesima banca dati nazionale con la schedatura di tutti i cittadini. C’è chi si sente protetto da questo provvedimento e chi si sente violato.
Ma si sa, è tutta una questione di Privacy.



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