Bossi e il gestaccio sull’inno di Mameli

Nei giorni scorsi Umberto Bossi si è scatenato dal palco del congresso della Lega a Padova scagliandosi violentemente contro l’inno di Mameli e i professori del Sud con alcune delle sue solite massime shakespeariane:

Non dobbiamo più essere schiavi di Roma. L’Inno dice che ‘l’Italia è schiava di Roma…’, toh! (dito medio alzato) dico io”.

“Non possiamo lasciare martoriare i nostri figli – ha aggiunto – da gente (i professori ndr) che non viene dal nord. Il problema della scuola è molto sentito perché tocca tutta la famiglia”.

Bossi francamente in questo caso mi fà quasi compassione. Ha dato addosso ad una intera categoria (i professori meridionali, celebri creature mitologiche) guarda caso proprio alcuni giorni dopo che il suo figlioletto, con evidenti ascendenze paterne ben marcate, non è riuscito a superare gli esami di maturità.

Infatti la tesina su “La valorizzazione romantica dell’appartenenza e delle identità” non è servita a Renzo Bossi, figlio di Umberto, a superare gli esami di maturità presso il liceo “Bentivoglio” di Tradate. Ma ovviamente è stato discriminato perchè la sua tesina era incentrata sul pensiero di Carlo Cattaneo, un patriota, filosofo, politico e scrittore italiano che aveva spiccate idee federaliste.

E già! I prof. terroni e statalisti non hanno potuto fare altro che bocciarlo per la seconda volta portando a compimento una neanche tanto sottile vendetta verso il paladino della “devoluscion” con contorno di polenta e cioè il suo illustre padre.

Ok, questa era la minchiata, adesso vengono le cose serie e cioè il gesto oltraggioso (o mio dioooo!) verso l’inno di Mameli.

Ovviamente tutti i grandi capoccia ai vertici delle istituzioni si sono scandalizzati, hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche ostili al leader del Carroccio in una comprensibile quanto inutile messa in scena di tutte le possibili banalità che vi possano venire in mente a favore dell’unità nazionale, il rispetto dei simboli di identità comune eccetera eccetera eccetera.

In questo caso però, udite udite, appoggio Bossi, quasi totalmente. Sono convintissimo che l’inno nazionale e tutti i simboli della beneamata repubblica si possano criticare con gestacci, parolaccie, rutti e scoregge se si ha la voglia ma quel “quasi” in neretto stà a significare che non sono affatto felice che lo faccia un ministro della repubblica perchè significherebbe essere governati da una sorta di schizofrenico che il mattino giura sui simboli della repubblica e la sera ci caga sopra.

Comunque non fate tanto i benpensanti, il patriottismo è una brutta bestia, è una invenzione pericolosa, nel nome del patriottismo si sono commesse le peggiori atrocità e i migliori slanci eroici. Sapete cosa ne penso sul patriottismo e sui simboli nazionali?

Ve lo lascio raccontare dal grande Bill Hicks, buonanima, buona visione.

1 Risposta a “Bossi e il gestaccio sull’inno di Mameli”


  1. 1 Ulkonja 22 Luglio 2008 alle 2:36 pm

    Il sentirsi appartenenti ad una comunità non è ne pericoloso e ne oltraggioso per il genere umano. Il senso di appartenenza alla famiglia al gruppo alla nazione è radicato persino nelle formiche, nei leoni, scimmie etc, in forme più o meno primitive. Il problema di quest’uomo(BOSSI) è che oltraggia la sua carica istituzionale ed il sistema sociale che l’ha scelto. E’ come una specie di cancro di un corpo-comunità chiamato Italia. Un uomo deve essere libero, certo, di oltraggiare i simboli della propria nazione. Ma non dopo aver scelto di rappresentarlo e di farne gli interessi. Non si tratta di patriottismo ma di coerenza. Se ci vuoi cacare sopra alla bandiera che rappresenta lo stato Italiano perché cazzo hai scelto di rappresentarla °@°#§£$%#! Se pensi di essere schiavo di Roma prendi il fucile e fai la guerra. Non rompere i coglioni. Ma quello che mi delude non è Bossi. Lui lo conosciamo..più o meno tutti. Il problema sono le istituzioni che dovrebbero reagire alla poca serietà di quest’uomo. Il potere politico certo può immunizzarti da attacchi di follia. Ma non fino al punto di fare la guerra al sistema politico stesso.


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