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Il Lodo Alfano è Legge

“Loro sono iperborei” mi verrebbe da dire citando un illustre baffetto (che non è D’Alema).

Le 4 più alte cariche dello Stato possono fare a meno di rispondere alla legge durante il proprio mandato.

Un film dal finale poco originale, si era capito tutto sin dalle prime inquadrature.

Qui non c’è più decoro le carceri d’oro
ma chi l’ha mi viste chissà
chiste so’ fatiscienti pe’ chisto i fetienti
se tengono l’immunità

F. De Andrè

Ancora sulla mia città

Ciao a tutti,

oggi vorrei mostrarvi la lettera che ho scritto al direttore di un portale di notizie locali della mia città.

Sto aspettando una risposta o una eventuale pubblicazione.

Nell’attesa la pubblico sul mio blog. Buona lettura.

LETTERA AL DIRETTORE

Gentile redazione di Bisceglielive,
non so se questa mia e-mail possa essere considerata un articolo, piuttosto direi una “Lettera al direttore” vecchio stampo.

Sono un cittadino Biscgeliese e, per motivi di studio, vivo temporaneamente lontano da casa.
Seguo comunque appassionatamente le vicende politiche del mio paese anche se, nonostante il vostro meritevole contributo, le informazioni riguardanti gli atti della pubblica amministrazione, del Consiglio e della Giunta Comunale sono veramente impossibili da reperire.

Bisceglie, si sa, è una cittadina con quasi 55.000 abitanti e quindi un medio-grande comune a pieno titolo. Ciononostante la rete informatica di comunicazioni con il cittadino è peggiore di tanti comuni, anche di piccolissime dimensioni.

Invito chiunque a verificare che sul sito del Comune di Bisceglie non è possibile reperire il bilancio comunale corrente così come quelli passati, ad esclusione di un “BILANCIO DI PREVISIONE 2007″ che sembrerebbe messo lì quasi per distrazione.

Se si confronta questa situazione con altri comuni italiani di popolazione residente comparabile con quella biscegliese come Siena, Ascoli Piceno, Teramo etc. la situazione appare davvero imbarazzante. Tutti i siti istituzionali o delle reti civiche mostrano almeno l’ultimo bilancio di previsione, spesso accompagnato dal Rendiconto della Gestione e dai bilanci degli anni passati.

Questa situazione è già di per se scandalosa, essendo il Bilancio di un comune il primo strumento in mano agli elettori per vigilare sull’attività politica dei loro rappresentanti.

Tuttavia vorrei andare oltre. Continua a leggere ‘Ancora sulla mia città’

Leggere liberi da copyright©

Ciao amici!!!

Dopo lo sfogo politico e la bella parentesi scientifica di “Pina-pple”, ritorno a parlare di letteratura.

Ormai molti di noi sono così abituati all’idea del libro come “prodotto editoriale” che a volte ci si dimentica che la carta stampata è stata una grandissima invenzione finalizzata a facilitare lo scambio di contenuti, scoperte e… racconti; un mezzo, niente altro che un mezzo di comunicazione.

Ovviamente la comunicazione libera ha sempre dato fastidio ai potenti di ogni epoca, a tutti i livelli e, fin quando i libri in circolo erano pochini, averne il controllo era molto facile per governi e sovrani di tutte le bandiere.

Con la stampa meccanizzata il problema del controllo è divenuto di importanza cruciale ed ecco che quei mattacchioni degli inglesi, all’ inizio del settecento si inventano il concetto di copyright, inteso come diritto alla copia, alla stampa.

Il copyright consisteva in una patente, concessa alla corporazione dei librai di Londra, per stampare, copiare e soprattutto decidere cosa pubblicare sul territorio della corona.

Insomma amici, per chi ancora non se ne fosse accorto, il copyright è nato ed in parte è ancora un complesso meccanismo di censura preventiva e privatizzata che limita la diffusione e la circolazione di idee.

Le giustificazioni che negli anni e, ormai nei secoli, si adducono a difesa della legislazione sul copyright sono tutte mirate a far credere alla gente che il diritto d’autore vada a garantire un reddito adeguato a chi produce opere. In realtà nella stragrande maggioranza dei casi gli autori che rientrano nella categoria “comuni mortali”, e quindi tutti quelli che non sono star patinate e famosissime, sono schiavi degli editori, i quali acquisiscono dall’ autore il “diritto di copia sulle sue opere” previo un compenso, in genere piuttosto misero, ed in genere fruiscono dei soldini che la pubblicazione procura. Ovviamente, ripeto, nel caso in cui l’autore sia un comune mortale con scarso potere contrattuale, il compenso che spetta a quest’ultimo è INDIPENDENTE dalla tiratura delle copie o consiste in una retribuzione fissa accompagnata da una piccolissimissima percentuale sulla tiratura.

Ultimamente però qualcosa si sta muovendo.

Un gran numero di scrittori, musicisti, artisti e scienziati si sta ribellando a questo sistema di cose ed inizia ad aprire gli occhi su tutto il meccanismo, diffondendo liberamente i contenuti delle proprie opere e dimostrando in concreto che per gli autori la vita è, a volte, più facile senza avere il fiato sul collo degli editori.

Un ottimo esempio di questa maniera di agire e pensare applicato alla letteratura la potete trovare su questo sito : Wu Ming Foundation .

Se preferite aggiungo anche il link dell’area in lingua italiana:

http://www.wumingfoundation.com/italiano/presentazione.htm.

Su questi siti è possibile scaricare gratuitamente, con licenza di copiare, fotocopiare e diffondere, racconti, romanzi e scritti vari di questo gruppo di autori, peraltro molto prolifico (senza trascurare la qualità), che ha rinunciato alla “protezione” delle case editrici per essere liberi di scrivere quello che si vuole, come lo si vuole.

Buona lettura a tutti… liberi da ©

A presto.

La sinistra e internet

Ciao gente,

colgo l’incipit offertomi da Ulkonja riguardo lo strano rapporto tra la sinistra nostrana (no-strana) e la rete.

Un papaverone di nome Franco Ricardo Levi, ignoto ai più per il semplice fatto di non essere mai stato eletto da nessuno per ricoprire nessuna carica, si stà occupando in questi mesi di scrivere un testo di legge che regolamenti il mercato dell’editoria e quindi, nella sua visione bacata della rete, anche di internet.

Tutto questo lo può fare perchè ne ha i poteri, Bombazza-Prodi infatti lo ha fatto diventare sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega per l’editoria… no comment.

La prima obiezione che chiunque potrebbe sollevare è che la rete non è un prodotto editoriale ma è semplicemente… la rete, perchè un disegno di legge sull’editoria deve regolamentare la rete?

La risposte al quesito secondo me è tutta nell’ età del suddetto Levi, nato nel ‘49, ormai settantenne ha ancora un concetto strano della rete; quando era ragazzo il PC non era stato ancora inventato, immaginiamoci la rete.

Purtroppo siamo governati da dinosauri e siamo destinati a rimanere fermi al paleolitico.

In ogni caso lo stato delle cose è questo:

- Ricardo Levi presenta al Consiglio dei Ministri un ddl sull’editoria ed il Consiglio dei Ministri lo approva : Disegno di legge 3 agosto 07

- C’è stata una prima seduta in commissione cultura non so quando, ho perso il link.

- C’è stata una seduta sempre in commissione cultura il Mercoledì 24 Ottobre 2007 e di questa ho il link del resoconto: Commissione cultura, audizione Levi 24-10-2007

- C’è stata una seduta in commissione cultura il Martedì 30 Ottobre 2007 e anche di questa ho il link del resoconto: Commissione cultura, audizione Levi 30-10-2007

Inoltre su Radioradicale si possono ascoltare le registrazioni delle suddette sedute:
http://www.radioradicale.it/soggetti/ricardo-franco-levi

In ogni caso, i meno informati si chiederanno di cosa stiamo parlando…

Bene stiamo parlando di un disegno di legge che se dovesse essere approvato potrebbe, se interpretato in maniera restrittiva sancire un obbligo per ogni produzione online, inclusi blog e siti internet personali, all’iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC).

Ovviamente tutto ciò comporterebbe anche il pagamento di una tassa di iscrizione (ahahah sempre in cerca di soldi…), e l’applicabilità della normativa sui reati civili e penali in vigore per gli organi di stampa (che ricordo essere in Italia la peggiore del mondo occidentale grazie anche alla suddetta normativa).
Dichiarazioni rassicuranti di Levi a parte io preferisco citarvi alcuni passi del testo del disegno di legge perchè come molti sanno “verba volant, scripta manent”.

Art. 2 (Definizione del prodotto editoriale)

1. Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.
2. Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico.
3. La disciplina della presente legge non si applica ai prodotti discografici e audiovisivi.

Art. 7 (Attività editoriale su internet)

1. L’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.
2. Per le attività editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni.

Questo è tutto, il fine ultimo della cosa è tentare di mettere alla rete lo stesso bavaglio che hanno messo alla stampa in tutti questi anni e impedire il caro buon vecchio passaparola.

Bisogna ricordare a questi cadaveri ambulanti che quando gente come me scrive un post come questo non si improvvisa giornalista ma scambia informazioni, link, opinioni.

Insomma esercita la sua libertà di espressione in un paese sempre meno libertario.

P.S.

Paolo Gentiloni, Ministro delle Comunicazioni ed ex giornalista, ha ammesso di non aver letto il disegno di legge che aveva votato ed ha chiesto scusa pubblicamente.

Antonio di Pietro, Ministro delle Infrastrutture, ha affermato sia nel suo blog che in diverse interviste che il provvedimento era stato presentato come “di routine” come un insieme di norme per “ridurre gli emolumenti all’editoria pubblica, per migliorare il mercato dell’informazione” e che quindi era stato approvato all’umananimità senza essere letto.

P.P.S.

Mandiamoli a casa a calci nel culo, altro che scuse!


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